MAMME E LAVORO di Claudia Amoresano

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2028

Mi hanno chiesto di scrivere un articolo su mamme e lavoro, perché, mi dicono, sono bravissima a conciliare tutto:  lavoro, casa, figli.
Bhè, sarete deluse se vi aspettate che questo sia un articolo di consigli preconfezionati del tipo “le 10 regole d’oro per lavorare e fare la mamma senza impazzire!”. Regole non ce ne sono!
Dipende dal vostro carattere, dal tipo di obiettivi che vi siete prefissate, per voi stesse e per i vostri figli. Dipende dalla particolare situazione in cui vivete. Ci sono nonni in supporto? Avete un marito o un compagno? E’ un tipo presente? Siete separate? Mamme single? Avete difficoltà economiche?
Insomma, le variabili da considerare sono realisticamente infinite, per avere la presunzione di indicare soluzioni adatte a tutte.
Mi limiterò a raccontarvi la mia storia e quello che ha funzionato per me, sperando che possa essere anche solo lontanamente illuminante per qualcuna.images

Appena tornata da un’esperienza in America di circa un anno, ho iniziato a lavorare in un’azienda di ricerche statistiche, all’inizio occupandomi di tradurre il materiale di ricerca da e verso l’inglese. Poi sono passata a coordinare la rilevazione dati per i progetti internazionali.
Gli orari erano veramente impossibili: 9-23, praticamente tutti i giorni. L’azienda era piccola e la mia presenza era necessaria, perché dovevo coordinare gruppi di lavoro e tenerli sotto controllo. Intanto imparavo e il lavoro non mi dispiaceva; ma era ovvio che non potessi continuare a fare quella vita.
Allora mi sono interessata ad altre mansioni. Ho studiato, mi sono messa in gioco con i capi. Così sono arrivata ad occuparmi di elaborazione dati e di ricerca. Il mio tipo di lavoro è cambiato, più legato al PC che non fisicamente all’ufficio. 3063632328_afb693b6e3_z
Così mi son sentita più tranquilla a decidere di avere un figlio e in maternità spesso e volentieri lavoravo da casa. Almeno con la prima gravidanza.
Da una parte non volevo mettere in difficoltà la mia azienda con la mia assenza, dall’altra speravo che i miei capi, apprezzando, accettassero con il tempo l’idea che io potessi lavorare secondo orari flessibili. Non è stato così.
Lo sforzo mi è valso solo una conversione al part-time, spesso accompagnata da lavoro extra da casa e anche questa situazione è diventata presto insostenibile. Inoltre, era deprimente e frustrante.
Da una parte guadagnavo di meno e lavoravo di più, ma il mio sforzo professionale era sempre sotto ricatto per via del part-time. Dall’altra, facevo comunque la mamma con difficoltà, perché, senza nonni in supporto, l’organizzazione familiare ruotava solo intorno a me e, in seconda battuta, a mio marito.
Insomma, mi sentivo sempre inadeguata; come moglie, come mamma e come professionista. Inseguivo tutto, ma non era mai abbastanza. Vi riconoscete in questa sensazione?
Cominciai per forza di cose a rimettere tutto in discussione.Women_working_at_Douglas_Aircraft
La mia azienda non poteva accordarmi la possibilità di lavorare da casa, se non a prezzo di un totale svilimento di ruolo e di stipendio. E nel frattempo avevo tremendamente voglia di seguire le mie bambine, senza delegarle a scuole private e baby sitter. Infine, la perdita di una cara amica e collega, mia coetanea, mi ha ricordato che la vita è troppo breve per lasciarsela scivolare via come acqua sulle dita.
Complici le competenze acquisite e le possibilità offerte da internet, il passo è stato breve per pensare di mettermi in proprio. Lasciavo, così, un buon contratto a tempo indeterminato, contando solo sul supporto di mio marito, che comunque aveva il suo lavoro.
Un follia? In quel momento sembrava di sì; molti hanno cercato di dissuadermi. Ma … “pensate se non ci avessi provato?”
E’ nata Loghia, la mia piccola azienda.  Una scelta difficile e impegnativa, che ha richiesto molti sacrifici emotivi ed economici, soprattutto all’inizio. Oggi non sono ricca con il mio lavoro, ma vivo sicuramente meglio. Guadagno comunque più di prima e posso dedicare il tempo che voglio alle mie figlie.
Non sono completamente libera. Nessuno lo è. Non ho capi sopra di me, ma dipendo pur sempre dai miei clienti. Solo che posso decidere la portata dei miei obiettivi di lavoro e so che potrò cercare di “spingere” la mia attività quando riterrò che le mie figlie saranno diventate abbastanza grandi (se ne avrò voglia).

Per il resto direi che la mia vita è sufficientemente incasinata, come quella di tante altre mamme.
Sveglia presto, organizzazione dei tempi svizzera, ritmi serrati e regole ben chiare in casa. Ognuno fa la sua parte. 1024px-Mother_Kissing_Baby
Tutte le volte che è possibile, gioco molto d’anticipo negli impegni di lavoro e familiari e preferisco trascurare le cose piuttosto che le persone. Intendo che se, per spolverare una mensola in più, non posso ascoltare i compiti di mia figlia … bhé, al diavolo la mensola!
Insomma, dopo averci sbattuto la testa più volte, ho imparato che non potevo fare proprio tutto e farlo perfettamente. L’imperfezione fa parte del sistema. Meglio allora che sia io a scegliere quello che può non essere come vorrei. Così, seguo ciò che ritengo più importante e, su altre cose, so chiudere un occhio quando non è proprio tutto a posto.
Il mio lavoro lo svolgo in ufficio soprattutto di mattina. Per il resto utilizzo il cellulare e dropbox, per poter lavorare praticamente ovunque, nei ritagli del pomeriggio. Quel che rimane, lo lascio la sera, quando gli altri dormono.
Anche gli spostamenti devono essere ben organizzati. Se per andare a fare un servizio, altri tre possono esser di strada, faccio di tutto per farli coincidere.
In cucina, prediligo cose arrostite e, comunque, preparo sempre in più per metter da parte qualcosa in congelatore; compreso il salame di cioccolato, così la merenda per gli amichetti a casa è assicurata.
Dedico solo il fine settimana ai manicaretti (se ne ho la forza) e, di regola, tutti mangiamo allo stesso modo. Niente piatti differenziati. A volte si accontenta l’uno, a volte l’altro. Anche le mie figlie sanno di dover collaborare e che bisogna essere una squadra. Per questo, l’organizzazione può funzionare anche quando il mio unico supporto, mio marito, è fuori per lavoro.
La baby sitter, nel nostro menage familiare, esiste, ma non è un punto fisso. E’ una signora che chiamo all’occorrenza, quando proprio mi vedo presa dal panico. A lei va bene così, perché ha anche un nipotino da seguire, e io non sono del tutto scoperta nei casi di emergenza.
La mia organizzazione è sicuramente impegnativa. Per alcune amiche, quasi al limite dell’umano. Quindi, non è detto che funzioni per tutte.
Difficilmente ho tempo libero. Per intenderci, non sono una che fa shopping, ma una che va a comprare da vestire; non sono una che va dall’estetista, ma una che fa la ceretta per decenza.
Ma per me è solo una questione di ritmo, che mi consente di mantenere “morbido” il tempo che voglio spendere con le mie figlie.
E poi, a lungo andare, vi assicuro che migliora. A regime, sono riuscita a coinvolgere tutta la famiglia. Oggi le mie figlie sono decisamente più autonome. Spesso mi aiutano e comincio ad avere del tempo anche per me. Mi dicono: “Non preoccuparti, mamma. Noi abbiamo fatto il nostro sport, adesso perché non vai tu in palestra?”
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Quello che ho imparato in questi anni è che, con una buona organizzazione, gestire maternità e lavoro è possibile. Ma ci sono dei limiti che dobbiamo essere disposte ad accettare, senza sentire messa in discussione la nostra bravura.
Non abbiamo niente da dimostrare a nessuno. Dobbiamo solo puntare al legittimo obiettivo di vivere una vita il più equilibrata possibile, per il nostro stesso benessere e per quello della nostra famiglia.
Non si può lavorare full-time in un ufficio, essere presenti con i propri figli e riuscire ad essere mogli e casalinghe perfette. Quindi, il primo passo è darsi delle priorità e fare delle scelte.
L’altra cosa che ho capito è che, allo stato attuale, non è possibile attendersi un aiuto né dallo Stato, né dai datori di lavoro. Ognuno deve trovare soluzioni, più o meno radicali, adatte alla particolare situazione di ciascuna.
Il nostro è un sistema completamente ingessato, concentrato a produrre miliardi di regole burocratiche, che tutti cercano di eludere per poter sopravvivere e non esiste un reale sostegno al talento ed alla libera iniziativa.
Ne ho avuto la conferma quando anche io sono diventata datore di lavoro e mi sono resa conto della difficoltà che ho avuto, nella mia azienda, anche solo a pensare di assumere, di formare o di lasciare flessibilità. A posteriori, ho capito molte delle reticenze dei miei ex-capi.
Ma questa è un’altra storia. Un altro tema che potremmo approfondire, così come quello del senso di questa distorta parità dei sessi, che in teoria avremmo raggiunto e che a me, sinceramente, non piace per niente!

Claudia Amoresano

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